
Si è ripetuto più volte che il mondo non si trova di fronte un futuro preordinato, ma una scelta. L'alternativa è fra tre modelli. Uno afferma che questo mondo finito non ha, a tutti i fini pratici, alcun limite. Scegliere questo modello ci porterà ancora più avanti oltre i limiti e, forse, al collasso.
Un altro modello afferma che i limiti sono reali e vicini, che non vi è abbastanza tempo, e che gli esseri umani non possono essere moderati, nè responsabili, nè solidali. Questo modello è tale da autoconfermarsi: se il mondo sceglie di credervi, farà in modo che esso si riveli giusto, e ancora il risultato sarà il collasso.
Un terzo modello afferma che i limiti sono reali e vicini, che c'è esattamente il tempo che occorre ma non c'è tempo da perdere. Ci sono esattamente l'energia, i materiali, il denaro, l'elasticità ambientale e la virtù umana bastanti per portare a termine la rivoluzione verso un mondo migliore.
Quest'ultimo modello potrebbe essere sbagliato. Ma tutte le testimonianze che abbiamo potuto considerare, dai dati mondiali ai modelli globali per calcolatore, indicano che esso potrebbe essere corretto. Non vi è modo per assicurarsene, se non mettendolo alla prova.
E' evidente dal testo che il terzo modello citato comporta una modifica profonda e radicale dei valori attuali della cultura occidentale. In altre parole, l'aumento dei consumi non può più essere un valore. Questo significa una fine indolore di quella che chiamiamo civiltà industriale .
Non si tratta affatto di una fine del mondo , ma del cambiamento radicale di una forma di pensiero. E' solo la fine di questo mondo, che tutto sommato non è neanche tanto entusiasmante.
Allo scopo di terminare in modo "letterario", riporto un brano di Ceronetti, tratto da un articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 23 novembre 1992:
"....Gli altri sono autori o complici dei disastri, siamo qualche miliardo su questo piatto della bilancia, e tutti abbiamo lasciato fare, anzi siamo tuttora in qualche modo tutti sterminatori attivi di terra-madre, deicìdi di Cibele, pur d'ingozzarci di consumi che sono chiodi piantati nella carne della vita.....E basta accennare a ridurli perchè si sfreni il panico: Borse con l'infarto, folle imbestialite, il muraglione vacuo delle proteste cieche. ....."